Sestetti di Johannes Brahms e Francis Poulenc

05/07 - 15.40

Apriamo il nostro pomeriggio con la musica da camera, ovvero con due sestetti di Johannes Brahms e Francis Poulenc.

Il primo è il Sestetto in si bemolle maggiore op. 18 di Brahms nei tempi Allegro ma non troppo – Tema con variazioni – Scherzo, allegro molto – Rondò, poco allegretto e grazioso. Lo esegue il Quartetto Amadeus con Cecil Aronowitz alla seconda viola e William Pleeth al secondo violoncello.

Il giovane Brahms guarda all’equilibrio classico schierandosi contro le intemperanze romantiche. E i risultati, almeno nel caso di questo Sestetto, accontentano tutti, perfino il suo nemico Mahler, che lo definì “delizioso”. Detto anche Sestetto della Primavera, il primo capolavoro cameristico di Brahms combina le voci dei sei strumenti in un flusso vario e disteso. Il respiro sinfonico della partitura esalta senza forzarle le possibilità degli strumenti ad arco. Così il sestetto coniuga invenzione ed equilibrio con piena padronanza dei mezzi espressivi dell’organico cameristico.

Il secondo è il Sestetto per flauto, oboe, clarinetto, corno, fagotto e pianoforte di Poulenc nei tempi Allegro vivace – Divertissement, andantino – Finale, prestissimo. Lo esegue il Quintetto di fiati di Parigi con Jacques Fevrier al pianoforte.

Anche in questo caso siamo di fronte a un’opera anti romantica. Scritto nel 1932 dopo diversi lavori cameristici, molti dei quali dedicati agli strumenti a fiato in varie combinazioni, il Sestetto esalta le caratteristiche timbriche di ogni strumento. La partitura, revisionata nel 1939, rimanda allo stile del music-hall e del cabaret, alla nuova estetica di Satie e di Cocteau. Non solo anti romantico, dunque, ma anche anti impressionista, il Sestetto brilla per uno spirito in bilico tra umorismo e malinconia.

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