17/01 - 16.27
Le due pagine pianistiche di Béla Bartók qui proposte, All’aria aperta, Suite Sz. 81 e la Sonatina su melodie popolari romene Sz. 55, offrono un ritratto complementare del compositore ungherese, colto nel dialogo costante tra modernità del linguaggio e radice popolare. L’interpretazione di Stephen Kovacevich, pianista di profonda lucidità analitica e forte intensità espressiva, ne mette in risalto la struttura interna e la forza del gesto sonoro.
Composta nel 1926, All’aria aperta è una suite in cinque movimenti che esplora una scrittura pianistica aspra, percussiva, spesso visionaria. Bartók vi traduce in suono un rapporto quasi fisico con la natura: ritmi irregolari, contrasti estremi, richiami arcaici e improvvisi spazi di sospensione convivono in un linguaggio radicalmente moderno. Kovacevich affronta questa musica con rigore e controllo, evitando ogni effetto superficiale e restituendo la tensione profonda che attraversa l’intera suite.
Di segno diverso è la Sonatina su melodie popolari romene, costruita nel 1915 su autentici temi tradizionali raccolti da Bartók durante le sue ricerche etnomusicologiche. Qui la scrittura è più concentrata e lineare, ma già pienamente personale: le melodie popolari non vengono semplicemente armonizzate, bensì trasformate in materiale compositivo essenziale. Nell’esecuzione di Kovacevich emerge con chiarezza l’equilibrio tra semplicità apparente e sofisticazione ritmica e timbrica.
Accostati, questi due brani mostrano le due anime di Bartók pianista-compositore: da un lato l’esploratore di nuovi territori sonori, dall’altro il custode di una memoria musicale ancestrale. Un dialogo che l’interpretazione di Stephen Kovacevich rende particolarmente eloquente e coerente.