27/04 - 19.51
Ascoltiamo insieme Tertia deficiens di Andrew McIntosh nell’esecuzione di Ilya Gringolts al violino e Francesco Corti al clavicembalo. La registrazione è stata effettuata a Zurigo a novembre 2024.
Nel panorama della nuova musica, Andrew McIntosh si distingue per una ricerca che coniuga prassi storiche, esplorazione timbrica e attenzione quasi artigianale al suono. Tertia deficiens si inserisce pienamente in questa traiettoria, proponendo un’indagine sottile sulle relazioni intervallari e sulle possibilità espressive dell’intonazione.
Il titolo – che allude a una “terza mancante” – suggerisce già il cuore del lavoro: una riflessione sulle strutture armoniche incomplete, instabili, in cui ciò che non è esplicitamente presente diventa elemento generativo. McIntosh lavora su microvariazioni di altezza e su scarti minimi, costruendo un tessuto sonoro rarefatto in cui l’ascolto è continuamente messo alla prova.
La scrittura privilegia una dimensione sospesa, quasi contemplativa, ma attraversata da tensioni interne sottili. I suoni emergono come fragili equilibri, spesso al limite dell’udibile, e si organizzano in traiettorie che sfuggono a qualsiasi percezione tonale tradizionale, pur mantenendo un forte senso di direzionalità.
In Tertia deficiens il tempo sembra dilatarsi, lasciando spazio a una percezione acustica estremamente dettagliata: ogni intervallo, ogni battimento, ogni risonanza acquista un peso specifico. Ne risulta un’esperienza d’ascolto che richiede concentrazione e disponibilità a entrare in un universo sonoro essenziale, in cui il minimo scarto diventa evento.
Più che un discorso lineare, il brano si configura come un campo di forze: una musica che non si impone, ma si lascia scoprire, rivelando progressivamente la propria logica interna. Un esempio emblematico della sensibilità contemporanea per il suono come fenomeno fisico e percettivo, oltre che come costruzione formale.