Un quartetto di Haydn

30/04 - 07.03

Stamani vi proponiamo il Quartetto in sol maggiore op. 54 n. 1 Hob. III:58 di Franz Joseph Haydn nell’esecuzione del Quartetto Amadeus.

Siamo nella piena maturità del linguaggio quartettistico haydniano, in una fase – fine anni Ottanta del Settecento – in cui il genere è ormai divenuto il laboratorio privilegiato della sua invenzione formale e dialogica.

Fin dall’Allegro con brio iniziale, il quartetto rivela una scrittura brillante, fondata su un gioco serrato tra i quattro strumenti: nessuna voce è subordinata, e il discorso musicale si costruisce attraverso un continuo scambio di idee, con quella chiarezza e vitalità che sono la cifra haydniana. Il materiale tematico, apparentemente semplice, viene sviluppato con sottile ironia e sorprendente varietà.

Il secondo movimento (Allegretto) introduce un carattere più leggero e conversativo, quasi cameristico nel senso più intimo del termine, mentre il Menuetto – tutt’altro che puramente galante – si distingue per accenti incisivi e un gusto per il contrasto ritmico che ne vivacizza il profilo.

È però il finale (Presto) a rappresentare uno dei tratti più originali del quartetto: costruito su effetti di sorpresa e su un uso teatrale delle pause e dei silenzi, il movimento gioca con le aspettative dell’ascoltatore, alternando slanci virtuosistici a improvvise sospensioni. Haydn dimostra qui una libertà inventiva che anticipa sviluppi futuri del linguaggio quartettistico.

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