28/06 - 18.40
L’ascolto propone due pagine lontane per epoca e linguaggio, ma accomunate dalla personalità interpretativa di Vladimir Horowitz, uno dei più grandi pianisti del Novecento.
La Sonata in fa maggiore K. 525 di Domenico Scarlatti rivela il volto più brillante e fantasioso del compositore napoletano. Nelle mani di Horowitz, la scrittura scarlattiana acquista una vivacità quasi teatrale: il virtuosismo, l’eleganza del fraseggio e la ricchezza delle sfumature timbriche trasformano questa breve pagina in un autentico gioiello pianistico.
Di tutt’altro clima è lo Studio in re diesis minore op. 8 n. 12 di Aleksandr Skrjabin, caratterizzato da un’intensa tensione emotiva e da una scrittura trascendentale. Horowitz ne esalta la forza drammatica restituendo tutta l’urgenza espressiva di una musica che sembra spingersi costantemente oltre i limiti dello strumento.