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Ascoltiamo Winter Words op. 52 di Benjamin Britten nella realizzazione del tenore Robert Tear accompagnato da Philip Ledger al pianoforte. Il ciclo di 8 Songs basati su poesie di Thomas Hardy (1840-1928) fu composto nel 1953, tra le opere Gloriana e Il giro di vite.
Britten associa qui all’abbondanza dell’invenzione musicale un’economia di mezzi strutturali tesa a dare risalto ai testi, che trattano temi a lui cari quali il passare del tempo, la memoria, l’innocenza dei bambini a confronto con l’esperienza del mondo.
At Day-Close in November apre il ciclo con l’inquieta contrapposizione tra un uomo che osserva gli alberi da lui stesso piantati in gioventù che ora gli oscurano la vista del cielo novembrino e i bambini che vi passano accanto ignari di tutto ciò.
Midnight on the Great Western inquadra in andamento di ballata un bambino solo che intraprende serenamente un viaggio in treno verso un futuro ignoto, evocato dal pianoforte che imita il fischio del treno.
In Wagtail and Baby sentiamo gli svolazzi di un uccellino che, mentre si abbevera a un guado, non si spaventa di fronte a un toro, uno stallone o un cane, ma fugge terrorizzato alla vista di un perfetto gentiluomo, sotto lo sguardo interdetto di un bambino.
The Little Old Table è la miniatura di un tavolino scricchiolante, che richiama alla mente del poeta la persona cara che glielo aveva donato.
Il canto salmodico di The Choirmaster’s Burial ricorda l’inno che il maestro del coro aveva pregato che fosse intonato al suo funerale e che, omesso dal vicario per abbreviare la funzione, gli angeli stanno ora cantando intorno alla sua tomba.
I gorgheggi di giovani uccellini in Proud Songsters fanno da sfondo a una riflessione sulla caducità della vita.
At the Railway Station descrive l’incontro fugace alla stazione tra un detenuto e un bambino compassionevole, in cui il pianoforte imita il violino con il quale il bambino conforta il prigioniero che risponde con un canto di sinistra letizia.
Chiude il ciclo Before Life and After, un’appassionata aria in cui il poeta immagina un tempo primordiale che precede la coscienza, rimpianto come una perduta età dell’oro di cui si invoca l’insperato ritorno: «How long?».