Il programma indaga le connessioni tra le grandi ricorrenze storiche che ogni anno il calendario propone e le musiche che evocano queste ricorrenze. Le trasmissioni, a cadenza mensile, vanno a comporre prevalentemente cicli semestrali dedicati alle principali ricorrenze dell’anno in corso in campo storico, culturale, artistico o scientifico.
Antoni Gaudí, l’architetto di Dio, nel 100esimo anniversario della morte — gennaio-giugno
Il ciclo parte dall’infanzia e dalla gioventù di Gaudí, dagli studi in una Catalogna in profonda e veloce trasformazione. Tra gli argomenti trattati anche la partecipazione alla Renaixença Catalana insieme ad artisti come Mirò, Casals, Dalì, Mompou e altri ancora. In particolare si analizza il suo rapporto con la musica – quella popolare catalana e quella di fine Novecento – nel panorama dell’Art Nouveau segnato da connessioni tra musica, letteratura e architettura a cavallo tra due secoli.
La musica americana dalla Rivoluzione del 1776 al 1900, nel 250esimo anniversario della Dichiarazione dell’indipendenza — luglio-dicembre
Il ciclo analizza il valore storico-culturale della Rivoluzione del 1776 e il suo impatto sulla musica ripercorrendo i momenti degli Stati Uniti. Viene messo in luce il carattere “rivoluzionario” della storia musicale americana. Dalle musiche coloniali ai canti dei ribelli. Dagli inni religiosi al repertorio degli immigrati. Dalle ballate di frontiera al Minstrel show. Dai canti della Guerra di secessione a quelli della Ricostruzione. Dalla Seconda scuola del New England alla definizione di un’identità nazionale. Di pari passo si indaga su come la musica sia diventata strumento di coesione tra diversi strati sociali ma anche messaggio politico e patriottico.
15/09/2026
Questa puntata si occupa del periodo che intercorre tra il 1840 e il 1860, quando gli Stati Uniti cercano di trasformare la propria pluralità culturale in una voce che, pur assimilando il dominante Romanticismo europeo, abbia una propria identità. In programma brani di Louis Moreau Gottschalk, William Henry Fry, George Frederick Bristow e William Mason.
La seconda parte della trasmissione ripercorre il passaggio della musica americana all’intrattenimento e alla comunicazione di massa con la nascita della popular song. Protagonista massimo di questo passaggio fu Stephen Foster, creatore di due canzoni simbolo: Oh! Susanna e The Camptown races.
18/08/2026
La seconda puntata del ciclo è incentrata su due grandi fenomeni che coinvolsero la nuova nazione appena formatasi.
Il primo viene definito come Secondo Grande Risveglio, movimento di rinascita religiosa protestante che attraversò gli Stati Uniti tra il 1790 ed il 1840 e fu caratterizzato da enormi ed entusiasti raduni all’aperto (i camp meetings). A differenza del Primo Grande Risveglio – affermatosi quasi un secolo prima e di forte impronta calvinista – il Secondo scelse la via del libero arbitrio e della capacità dell’individuo di scegliere la salvezza immediatamente. Emotivo e più teologico il primo, più accessibile e riformatore (e quindi meno isterico) il secondo, benché comunque moralmente perfezionista. Le cause dell’esplodere del Secondo Grande Risveglio sono molteplici, a cominciare dalla reazione post-Rivoluzione al secolarismo e all’Illuminismo. Pesarono anche gli ideali democratici ed il crescente individualismo, con l’enfasi sull’uguaglianza e sul desiderio di moralità. Il Grande Risveglio spinse milioni di credenti ad attivarsi per migliorare la società, in attesa del ritorno di Cristo. Nacquero movimenti sociali cruciali, come la lotta contro la schiavitù, il suffragio femminile, la riforma dell’educazione e la limitazione dell’alcol. Il revival, promettendo la salvezza per tutti, diffuse l’idea che chiunque potesse salvarsi attraverso il libero arbitrio, il pentimento e la fede in Cristo. Era una vera rivoluzione spirituale, che seguiva quella armata e statuale.
Questa prima parte verrà illustrata da sei canti ed inni propri del Secondo Grande Risveglio, interpretati nelle varie forme tipiche di quel tempo: canto corale, canto a cappella, musica folk tradizionale.
La seconda parte della puntata segue la cronaca della migrazione verso Ovest. In quegli anni i coloni superarono gli Appalachi e iniziarono il viaggio nell’ignoto, attraversando paesaggi sempre più aperti. A quei tempi gli Appalachi costituivano una barriera quasi insormontabile e il Cumberland Gap era l’unico varco che rendeva possibile il passaggio verso l’ovest. L’America cominciava a misurarsi con l’estensione del territorio. Ecco un’altra rivoluzione musicale: quella spaziale!
Ascolteremo dunque altri sei brani che illustrano i diversi aspetti della migrazione verso l’Ovest:
Non era più solo la strada a contare, ma la forza degli elementi, la natura come presenza smisurata e memorabile. Il viaggio non era più dunque solo l’attraversamento fisico dello spazio sterminato, ma la costruzione di un immaginario collettivo del West e della nazione in espansione.
21/07/2026
La prima puntata analizza innanzitutto la musica eseguita o composta nelle colonie britanniche intorno a metà Settecento, ossia prima della Rivoluzione.
Prendiamo in esame:
– i brani sacri che accompagnavano le funzioni domenicali nelle chiese congregazionali e presbiteriane delle colonie;
– il gusto musicale dell’élite – nei salotti buoni di Boston, Filadelfia e Williamsburg – ancora rivolto verso Londra e verso Haendel;
– la musica popolare, portata nelle colonie dagli immigrati: arie da ballo e da taverna, la voce vera del popolo;
– il contributo dato alla musica americana dalla comunità morava della Pennsylvania, enclave religiosa di origine centroeuropea con una vita musicale sorprendentemente raffinata;
– la più antica composizione secolare scritta da un nativo americano, Francis Hopkinson, uomo di legge filadelfiano, futuro firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza.
La cesura avviene con la canzone Bunker Hill di Andrew Law. Il brano commemora la battaglia del giugno 1775 alle porte di Boston, quando i britannici conquistarono la collina solo perché gli americani avevano esaurito le munizioni. Da quel momento la musica diventa cronaca, esortazione, propaganda. E la musica sacra si pone al servizio diretto della causa patriottica.
Segue dunque una scaletta di brani patriottici, ribelli, rivoluzionari. A cominciare dal canto corale Chester di William Billings, un inno in cui il linguaggio biblico diventa sfida contro la tirannia e proclama politico. La fede coloniale si fa ideologia rivoluzionaria.Lo stesso Billings scrisse poco dopo anche Lamentation over Boston: l’assedio e l’occupazione britannica della città, tra il 1775 e il 1776, vissuti come un moderno salmo di Babilonia. È il lamento di chi la guerra la subisce sulla propria pelle.
A seguire The battle of Trenton di James Hewitt, dedicato a George Washington. Una sonata a programma, con l’attraversamento del Delaware, la fuga dei mercenari tedeschi, le trombe della vittoria.
Per l’insediamento di Washington come primo presidente, il 30 aprile 1789, viene composta da Philip Phile la President’s march. La guerra è finita, la nazione ha un governo e un rito: la musica cambia registro e si fa cerimoniale.
È poi la volta del celeberrimo Yankee Doodle, brano beffardo, nato come canzone di scherno rivolta dai soldati britannici ai coloni, rivendicata da questi ultimi come simbolo d’orgoglio durante la guerra.
In chiusura la Federal Overture di Benjamin Carr, brano del 1794 che mostra come il linguaggio popolare diventa quello ufficiale della repubblica.