La Storia messa in musica

Il programma indaga le connessioni tra le grandi ricorrenze storiche che ogni anno il calendario propone e le musiche che evocano queste ricorrenze. Le trasmissioni, a cadenza mensile, vanno a comporre prevalentemente cicli semestrali dedicati alle principali ricorrenze dell’anno in corso in campo storico, culturale, artistico o scientifico.

Nel 2026 da gennaio a giugno va in onda un ciclo sull’architetto modernista Antoni Gaudí, detto “l’architetto di Dio” per la sua grande spiritualità, nel centesimo anniversario della morte. Da luglio a dicembre sarà la volta di un ciclo sulla Rivoluzione americana, con la conseguente Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, nel 250esimo anniversario di questo evento storico.

Il ciclo su Gaudí parte dalla sua infanzia e gioventù, gli studi e i sogni, in una Catalogna in profonda e veloce trasformazione. Si parla delle prime grandi realizzazioni dell’architetto catalano, del suo eclettismo stilistico e dell’amicizia decisiva con l’imprenditore Eusebi Guëll. Tra gli argomenti anche la partecipazione alla Renaixença Catalana insieme ad artisti come Mirò, Casals, Dalì, Mompou e altri ancora. Non può mancare la ricostruzione della “storia infinita” della costruzione della Sagrada Familia, la sua opera più nota, fino ad arrivare alla sua tragica morte e all’eredità che ha lasciato. In particolare si analizza il suo rapporto con la musica – quella popolare catalana e quella di fine Novecento – nel panorama dell’Art Nouveau segnato da connessioni tra musica, letteratura ed architettura a cavallo tra due secoli.

a cura di Claudio Martini,

In onda il terzo martedì di ogni mese alle 18.40

Puntate

Siamo a fine Ottocento, al tempo della Renaixença catalana, il movimento romantico di revival della lingua e cultura catalana che voleva spezzare secoli di declino linguistico e culturale imposto dalla Spagna.
Conosceremo i principali personaggi di questo movimento, a cominciare dal suo precursore, Joaquim Rubió i Ors, personalità che Gaudí rispettava molto. Con lui spicca Felip Pedrell, il padre della musica nazionale catalana, il quale condivise con Gaudí l’idea che l’arte moderna dovesse fondarsi sulle radici popolari e sul folklore.
Ascolteremo musiche di Josep Anselm Clavé, campione del versante sociale della Renaixença, attento alle condizioni di vita dei lavoratori.
E poi il principe dei poeti catalani, Jacint Verdaguer, il quale collaborò con molti musicisti nel creare l’estetica della Renaixença religiosa e lirica. Tra questi Antoni Nicolau, Josep Rodareda, Anadeus Vives e Manuel de Falla.
Esamineremo poi l’emergere in seno alla Renaixença, di numerose donne compositrici, tra le quali spicca Narcisa Freixas, figura pionieristica che fu anche pedagoga, amica di Granados e Albéniz e anch’essa del giro dell’Orfeó Català e di Gaudí.
Analizzeremo infine la capacità di alcuni musicisti come Isaac Albeniz, Àngel Guimerà e lo stesso de Falla, di portare oltre i confini della Catalogna e della Spagna  i temi e le rivendicazioni della loro terra.


Questa terza puntata si concentra sul catalanismo di Gaudí, sul suo attaccamento alla terra, alla tradizione e allo spirito della Catalogna. Un catalanismo culturale e spirituale, centrato sulla lingua, la cultura e l’identità catalana.
Del nazionalismo catalano rimangono a livello musicale il canto patriottico Els Segadors, oggi inno della Catalogna, e un patrimonio popolare di cui fanno parte El cant dels ocells, melodia che emula i versi degli uccelli, la sardana, danza simbolo di identità culturale, e la tradizione del canto corale, anch’esso simbolo della compattezza civile e culturale della Catalogna.


La seconda puntata del ciclo dedicato ad Antoni Gaudí racconta i primi passi che egli fece dopo essersi laureato, nel 1878. La prima commissione importante gli venne dal Comune di Barcellona per l’illuminazione pubblica di alcune piazze, tra le quali Plaça Reial, una delle più belle e vivaci del Barri Gòtic.

Nei suoi primi lavori Gaudí si rifece a due importanti fonti architettoniche: le arti orientali e il neogotico.
Il suo orientalismo veniva dagli anni dello studio, quando collezionava fotografie di arte egizia, indiana, persiana e cinese. Ma un posto speciale ebbero lo stile moresco e gli ornamenti dell’arte mudéjar. Quanto al neogotico egli studiò il restauro della Città fortificata di Carcassonne, il restauro più grande d’Europa. Dalle rovine nacque una cittadella medievale “ideale”.
La prima grande opera privata fu Casa Vicens a Barcellona, il capolavoro mudéjar di Gaudí: esplosione di colore e decorazione geometrica-floreale.

Un incontro chiave fu quello con Eusebi Güell, imprenditore tessile e mecenate che gli commissionò i più grandi lavori (Palau Guëll e Parc Guëll). I due condividevano il cattolicesimo devoto, il nazionalismo catalano e l’interesse per l’arte e la natura.

Infine le due ultime sraordinarie realizzazioni a Barcellona. La prima è Casa Batlló, massima espressione creativa per fantasia, naturalezza e simbolismo catalano, dove tutto è curva, colore e movimento. Diceva Gaudí: “La linea retta è la linea degli uomini, quella curva è la linea di Dio”. L’altra è Casa Milà, nota come La Pedrera, il culmine del suo stile naturalistico e “biologico”, una delle opere più innovative dell’architettura novecentista. Oggi ospita il Festival dei giovani talenti del jazz.


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