Hoffmann, convinto sostenitore dell’apporto tedesco alla drammaturgia musicale, non fu mai pregiudizialmente avverso all’opera italiana, dalla quale riteneva indispensabile trarre la lezione del primato della melodia vocale. Ritenne però che in epoca moderna l’opera italiana si fosse corrotta, scadendo nel vuoto virtuosismo e in un melodizzare banale e corrivo. Di qui la sua ironia sulle desinenze dei cognomi italiani: scopriremo in questa trasmissione chi fu lo -ini più odiato da Hoffmann e quello con il quale, al contrario, finì per collaborare.