Data: 19/03/2026
Città: Firenze, Carrara, Lucca, Alberese
Fino a 22/03/2026
Direttore: Emmanuel Tjeknavorian
Orchestra: Orchestra della Toscana
Musica: Sibelius, Haydn, Beethoven
Solista: Jeremias Fliedl, violoncello
Quello di Emmanuel Tjeknavorian è un modo di dirigere che non punta a “spiegare” la musica, ma a respirare come una narrazione. Diventato direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano dal 2024, si è aggiudicato il Premio Abbiati come direttore dell’anno grazie a una leadership fatta di energia e chiarezza, mantenendo la curiosità del “violinista che dirige”, di chi viene dal suono in prima persona.
Il programma che propone con l’Ort – giovedì 19 marzo alle 21 al Teatro Verdi di Firenze, venerdì 20 marzo ancora alle 21 al Teatro degli Animosi di Carrara, sabato 21 marzo sempre alle 21 al Teatro del Giglio di Lucca e domenica 22 marzo alle 18 nel Granaio Lorenese di Alberese – è un itinerario che sembra cucito sulla sua identità: viennese per formazione e cultura, ma capace di spingersi verso climi emotivi diversi, fino a quelle zone d’ombra che nella musica sono materia viva.
Si comincia con un frammento che è quasi un respiro trattenuto: Morte di Mélisande dalla suite che Jean Sibelius ricavò dalle musiche di scena per il Pelléas et Mélisande di Maeterlinck. In pochi minuti Sibelius distilla un teatro fatto di allusioni: non descrive, suggerisce; non illustra, evoca. Il suono si fa intimo, come scritto “in punta di penna”, eppure basta un attimo perché l’orchestra si accenda in un canto disperato e fiero, subito riassorbito in una malinconia che si spegne lentamente nel silenzio. È musica che parla per atmosfere: più vicina al chiaroscuro di un paesaggio interiore che a un racconto a scene.
Al centro, il cuore classico della serata: il Concerto n. 2 per violoncello e orchestra di Franz Joseph Haydn, pagina in cui il dialogo tra solista e orchestra è limpido, ma non banale; il virtuosismo non è mai un’esibizione, piuttosto un modo per far deviare e rifiorire il discorso musicale. Scritto per Anton Kraft, primo violoncello degli Esterházy, il concerto ha la nobiltà di un’architettura classica e la leggerezza di chi sa sorridere senza perdere profondità.
Qui entra in scena Jeremias Fliedl, tra i violoncellisti più talentuosi della sua generazione: precisione tecnica, ricerca timbrica e un fraseggio che punta alla qualità del suono prima ancora che all’effetto. Nato nel 1999, è anche il primo violoncellista austriaco premiato al Concorso Regina Elisabetta; suona uno Stradivari del 1693.
In chiusura, la Sinfonia n. 4 di Ludwig van Beethoven: una partitura tra due colossi, ma che vive di una personalità tutta sua. L’attacco lento non prepara soltanto l’Allegro: lo mette a fuoco, lo fa nascere da un’“indefinizione” calcolata, come se la musica cercasse la propria forma davanti a noi. Poi arriva la danza: impulsi ritmici che governano l’intero edificio, scherzi di accento, energia che si rigenera di continuo. È un Beethoven meno tragico, ma non meno profondo.