Data: 31/03/2026
Ora: 21:00
Città: Peccioli, Empoli, Firenze, Figline
Fino a 03/04/2026
Direttore: Min Gyu Song
Orchestra: Orchestra della Toscana
Musica: Mozart, Beethoven
Solista: Simon Zhu, violino
L’Ort affida il suo Concerto di Pasqua a due promesse: il direttore d’orchestra Min Gyu Song e il violinista Simon Zhu (nella foto). In programma il Concerto per violino e orchestra n. 5 K 219 ‘Türkish’ di Mozart e la Sinfonia n. 8 op. 93 di Beethoven. Appuntamento martedì 31 marzo nella Galleria dei Giganti a Peccioli, in provincia di Pisa; mercoledì 1 aprile al Palazzo delle Esposizioni di Empoli; giovedì 2 aprile al Teatro Verdi di Firenze e venerdì 3 aprile al Teatro Garibaldi a Figline, in provincia di Firenze. Tutti i concerti iniziano alle 21.
Min Gyu Song, primo coreano a vincere il Cantelli e dal 2025 assistente alla Seoul Philharmonic accanto a Jaap van Zweden, ha alle spalle una formazione costruita presto fra Corea e Germania; ma soprattutto ha un’idea del podio tutt’altro che monumentale, fatta di chiarezza, ascolto e collaborazione rispettosa con l’orchestra.
Simon Zhu, che l’Ort ha voluto subito dopo il Premio Paganini 2023 e che ora ritrova a Firenze, appartiene anche lui alla categoria dei musicisti che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi notare. Dopo la vittoria genovese ha suonato dal Louvre alla Guildhall di Londra, dove ha imbracciato il “Cannone” di Paganini. Il tratto che più spesso gli viene riconosciuto è proprio quello che più conta in Mozart: profondità musicale e naturalezza interpretativa. Non è un dettaglio che Zhu abbia vinto anche il Mozart Prize al Menuhin.
Il Concerto n. 5 K 219, composto a Salisburgo nel 1775, richiede la capacità di far sentire la libertà dentro una forma tersa, quasi inevitabile. È uno dei concerti per violino più teatrali diMozart, già pieno di sorprese formali, di slanci cantabili e di invenzioni che sembrano nascere con assoluta semplicità. Ma quella semplicità è un inganno. Sotto la superficie limpida, ribolle una creatività incessante; gli stessi arpeggi iniziali cambiano volto a ogni ricomparsa, e nel Rondò finale l’episodio “alla turca” non è un vezzo decorativo, ma una frattura sonora, quasi una scena di carattere, ruvida e spiritosa insieme. Al solista il compito di custodire il cristallo senza irrigidirlo, lasciare che la grazia respiri senza perdere nerbo.
L’Ottava sinfonia di Beethoven è stata a lungo scambiata per un passo indietro, quasi una parentesi leggera dopo le grandi scosse eroiche; invece è una macchina finissima, compatta e spiazzante, in cui il classicismo viene piegato con ironia e precisione. C’è il vecchio Minuetto che torna in forma caricata, c’è l’ombra di Maelzel e del metronomo, c’è un impulso ritmico che non smette di serrare la presa. Più che un omaggio nostalgico, è una dissezione lucidissima degli ingranaggi sinfonici. Ed è qui che un direttore che rifiuta l’idea del podio come gesto autoritario ha davanti a sé un Beethoven da far vivere dall’interno, senza titanismi di maniera e senza compiacimenti rétro.
Per Pasqua, l’Ort sceglie dunque un classicismo mobile, ironico, pieno di energia, affidato a due giovani interpreti che della precisione non fanno un galateo, ma un modo di tenere viva la musica.