Data: 07/05/2026
Ora: 21:00
Città: Firenze, Siena, Figline, Pisa
Fino a 12/05/2026
Direttore: Diego Ceretta
Orchestra: Orchestra della Toscana
Musica: Webern, Strauss, Mendelssohn
Solista: Emilio Checchini, clarinetto - Umberto Codecà, fagotto
Itinerari romantici scandiscono il nuovo concerto dell’Orchestra della Toscana che debutta giovedì 7 maggio al Teatro Verdi di Firenze. Diretta da Diego Ceretta l’Ort ripercorre nascita, metamorfosi e crepuscolo del Romanticismo con un programma che va da Mendelssohn a Strauss e Webern. Si replica venerdì 8 maggio al Teatro dei Rozzi a Siena, sabato 9 maggio al Teatro Garibaldi di Figline e martedì 12 maggio al Teatro Verdi di Pisa. Tutti i concerti iniziano alle 21.
Il percorso si apre con Webern, e con un’opera che sorprende chi conosce solo il suo volto più radicale. Il Langsamer Satz è musica ancora immersa nel tardo romanticismo, densa di sentimento, quasi debordante. Nasce da una vicenda privata — un amore estivo, destinato a diventare matrimonio — e conserva quella qualità sospesa, intima, in cui la scrittura sembra respirare insieme all’emozione. È un Webern che non ha ancora spezzato il linguaggio, ma già lo tende, lo incrina appena: una soglia.
All’estremo opposto, Richard Strauss guarda indietro. Il Duetto-Concertino, scritto nel dopoguerra, è musica che si sottrae al proprio tempo: non lo ignora, ma lo aggira. C’è in queste pagine una leggerezza costruita con pazienza artigianale, quasi un rifugio stilistico. Clarinetto e fagotto si inseguono come figure di una piccola fiaba — principessa e orso, o forse due caratteri opposti costretti a capirsi — mentre l’orchestra li circonda con una trama sottile, trasparente, mai invadente. È un gioco, ma non ingenuo: piuttosto il gesto di chi, dopo aver attraversato un secolo, sceglie la misura come forma di resistenza.
Tra questi due poli, Mendelssohn rappresenta un inizio. La Prima Sinfonia è il lavoro di un adolescente che guarda ai modelli — Mozart e Beethoven — ma già prova a superarli. Non c’è qui alcuna ingenuità: piuttosto una straordinaria lucidità nel maneggiare forme e colori orchestrali, con un’energia che non ha ancora bisogno di diventare conflitto. Il do minore non è tragico, ma dinamico; la scrittura si accende nei contrasti, nei dialoghi tra archi e fiati, in una vitalità che sembra voler conquistare lo spazio più che dominarlo.
Così il concerto costruisce un arco che non è solo storico: dalla giovinezza di Mendelssohn alla maturità estrema di Strauss, passando per la soglia inquieta di Webern. Ceretta lo tiene insieme senza forzature, lasciando che siano le differenze a parlare. E forse proprio lì, nelle frizioni più che nelle continuità, emerge il senso di questo viaggio.
C’è un filo che attraversa questo programma senza mai dichiararsi apertamente: è il tempo, inteso non come successione cronologica ma come materia viva, che si deforma, si ripensa, talvolta si contraddice. Diego Ceretta lo affronta da direttore e da costruttore di percorsi: nel suo primo triennio alla guida dell’ORT ha più volte interrogato la tradizione austro-tedesca tra Otto e Novecento, e qui ne raccoglie una sintesi non ovvia, quasi un bilancio in forma musicale.
Ceretta cerca una relazione concreta con i musicisti, una costruzione del suono che nasce dall’ascolto reciproco prima ancora che dall’imposizione. Non sorprende allora che al centro del concerto ci siano anche due prime parti interne all’orchestra, Emilio Checchini al clarinetto e Umberto Codecà al fagotto. Non solisti “ospiti”, ma musicisti che incarnano una continuità sonora costruita negli anni.
Checchini, primo clarinetto dal 2019, porta con sé una curiosità musicale poco ortodossa: dal repertorio contemporaneo alle incursioni tra klezmer e prog rock, il suo suono si è formato attraversando linguaggi diversi, sempre con una naturalezza che evita qualsiasi etichetta.
Codecà, primo fagotto storico dell’Ort, è invece una presenza autorevole e sedimentata: una carriera lunga, costruita tra grandi orchestre europee, che si traduce in un fraseggio ampio, solido, capace di dare peso anche ai passaggi più leggeri.
Teatro Verdi – Firenze: biglietti da € 5 a € 22. Vendita online su Ticketone.it, nei punti vendita Ticketone e presso la biglietteria del Teatro Verdi (tel. 055 212320).
Teatro dei Rozzi – Siena: biglietti da €12 a €25. Primi posti (platea e palchi I–II ordine) €25 / €20 ridotto; ingressi (palchi III–IV ordine) €18 / €12. Biglietti in vendita il giorno precedente (16:00–19:00) presso la biglietteria di Palazzo Chigi Saracini, il giorno del concerto dalle 16:00 al Teatro dei Rozzi e online su Ticketone.it.
Teatro Garibaldi – Figline Incisa: Poltrona numerata platea intero €12,00 – ridotto €10,00 – possessori Carta regionale studente €8,00; Posto palco numerato ridotto €10,00 – ridotto €8,00 – possessori Carta regionale studente €8,00. I biglietti dei concerti e degli spettacoli possono essere acquistati online (non sono previste riduzioni e vengono addebitati dei costi di prevendita), presso i punti vendita Unicoop Firenze e BoxOffice Toscana (sono previste riduzioni e vengono addebitati dei costi di prevendita) o presso la biglietteria del teatro, in piazza Serristori (sono previste riduzioni e gratuità e non vengono addebitati costi di prevendita), aperta nei tre giorni precedenti il concerto dalle ore 9,30 alle ore 12,30 e dalle ore 16 alle ore 19.
Teatro Verdi – Pisa: Posto unico numerato Intero € 18,00 – Ridotto € 15,00 – Under 30 € 7,00 Carta Studente della Toscana € 10,00 – Botteghino Teatro Verdi, tel. 050 941188, vivaticket.com