Data: 16/09/2025
Città: Firenze
Luogo: Teatro del Maggio
Fino a 23/09/2025
Direttore: Jérémie Rhorer
Orchestra: Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Musica: Georges Bizet
Interpreti:
Léila Hasmik Torosyan
Nadir Javier Camarena
Zurga Lucas Meachem
Nourabad Huigang Liu
Regia: Wim Wenders
Les pêcheurs de perles di Georges Bizet va in scena al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino martedì 16 settembre alle 20. Si tratta del primo appuntamento lirico della stagione, dopo la pausa estiva: l’allestimento è quello firmato da Wim Wenders per la Staatsoper Unter den Linden di Berlino. È la prima occasione di vedere in Italia una regia lirica del grande regista tedesco. Sul podio della Sala Grande del Teatro, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, Jérémie Rhorer. In scena Hasmik Torosyan nella parte di Léila; Javier Camarena interpreta Nadir; la parte di Zurga è interpretata da Lucas Meachem e Huigang Liu veste i panni di Nourabad. Altre tre le recite in cartellone: il 19 settembre alle 20, il 21 settembre alle 15.30 e il 23 settembre alle 20.
Jérémie Rhorer, al suo debutto al Maggio, dirige per la prima volta Les pêcheurs de perles, di cui parla come di un possibile modello per Puccini. “Studiando quest’opera mi sono chiesto se Puccini la conoscesse e se l’abbia utilizzata come modello. Ci sono tanti aspetti di Pêcheurs che sembrano ritrovarsi come in un’ideale relazione gemellare in più pagine pucciniane”.
Rhorer sarà inoltre impegnato il prossimo 20 settembre in Sala Zubin Mehta per un concerto sinfonico con le musiche di Claude Debussy, Maurice Ravel e Igor Stravinskij.
Al servizio della musica si è dichiarato Wenders in occasione della prima alla Staatsoper Unter den Linden nel 2020: “Quest’opera è ingiustamente poco eseguita: il mio desiderio è stato dunque quello di ‘esporre’ la storia il più possibile e di raccontarla in modo da indurre o incoraggiare lo spettatore all’ascolto attraverso tutti i nostri mezzi. Ho visto spesso opere in cui c’era sempre qualcosa da vedere, così che guardare diventava più importante che ascoltare. Non volevo che il pubblico uscisse ricordandosi di aver visto qualcosa di grandioso; volevo lasciare la sensazione di aver ‘scoperto’ questa musica e soprattutto che sia stata la musica a raccontare la storia. Bizet ha realmente creato con la sua musica un mondo a sé”. Il mondo che Wenders porta sul palcoscenico è evocato da proiezioni dai tratti foschi: mare, onde, nuvole e ombre di palme, sbuffi di fumo e costumi altrettanto semplici ed essenziali.
“La regia e l’allestimento di Wim Wenders – sottolineano Xavier Camarena (Nadir) e Hasmik Torosyan (Leila) – sono caratterizzati da spazi grandi e semplici. Questo ci spinge a dare un’interpretazione ancora più incisiva poiché ogni personaggio deve anche ‘riempire’ questi spazi: non ci sono momenti in cui siamo ‘coperti’ in scena e questo comporta un lavoro molto importante anche sui dettagli più piccoli”.
Les Pêcheurs de perles, opera in tre atti su libretto di Michel Carrè ed Eugène Cormon, fu composta da Georges Bizet nel 1863. Il giovane musicista francese, che si era aggiudicato pochi anni prima il prestigioso”Prix de Rome”, fu ingaggiato dal direttore del Théâtre Lyrique di Parigi Léon Carvalho per realizzare un’opera per il suo teatro. Bizet, all’epoca poco più che ventenne, accettò di buon grado ma trattandosi della sua prima esperienza di prestigio si trovò a mettere in musica il libretto fornitogli da Carvalho senza avere voce in capitolo.
Il soggetto esotico dei Pêcheurs de perles si inseriva nella lunga scia di opere di ispirazione orientale che già da qualche anno erano diventate di gran moda in Francia. L’isola di Ceylon fa da sfondo a una storia d’amore incentrata sul tradizionale triangolo: Léïla, sacerdotessa di Brahma, è amata sia dal pescatore di perle Nadir, sia da Zurga, capo dei pescatori legato a Nadir da un’amicizia di lungo corso. Ma Léïla ama Nadir e Zurga sarà quindi costretto a sacrificare i propri sentimenti rinunciando sia alla donna amata che all’amico.
Già alla prima rappresentazione il 29 settembre del 1863 i critici si scagliarono impietosi contro il libretto, ritenuto banale e privo di originalità. Era stato lo stesso Carvalho a richiedere un plot che abbondasse di situazioni melodrammatiche tradizionali per agevolare il lavoro del giovane debuttante. Tuttavia, nonostante l’inesperienza e un libretto di scarso valore, Bizet riuscì a realizzare per i Pêcheurs de perles una veste musicale fascinosa ricca di ritmi insoliti, languide armonie e preziosità timbriche che magistralmente evocano il misterioso Oriente tanto vagheggiato in quello scorcio di secolo.