Data: 06/03/2026
Città: Figline, Marradi, Poggibonsi, Pisa, Firenze
Fino a 11/03/2026
Direttore: Diego Ceretta
Orchestra: Orchestra della Toscanaestra
Musica: Beethoven, Cherubini
Solista: Martina Consonni, pianoforte
Martina Consonni (nella foto) suona Beethoven con l’Orchestra della Toscana nel nuovo concerto in tour regionale con Diego Ceretta sul podio. Oltre al Concerto n. 3 in do minore op. 37 del genio di Bonn, il programma comprende la Sinfonia in re maggiore di Luigi Cherubini. Due opere scritte nel primo quarto dell’Ottocento, quando il linguaggio classico si tende, si complica, cambia pelle. Due modi diversi, sorprendentemente comunicanti, di abitare quella stagione: con Beethoven il concerto per pianoforte smette di essere brillante e diventa terreno drammatico mentre Cherubini, a cui proprio Beethoven guardava come a una guida ideale, insinua nel modello sinfonico haydniano nuove inquietudini.
Il concerto si terrà venerdì 6 marzo alle 21 al Teatro Garibaldi di Figline, sabato 7 alle 16.30 al Teatro degli Animosi di Marradi, lunedì 9 alle 21 al Teatro Politeama di Poggibonsi, martedì 10 alle 21 al Teatro Verdi di Pisa e mercoledì 11 sempre alle 21 al Teatro Verdi di Firenze.
In apertura il Concerto n. 3 in do minore op. 37 di Beethoven, un’opera di passaggio, carica di energia trattenuta. L’orchestra non è cornice: espone, incalza, discute. Il pianoforte entra e deve conquistarsi spazio, con una scrittura che chiede affondo, articolazione, lucidità. Il Largo apre una zona sospesa, quasi privata; il Rondò, con lo scarto finale verso il maggiore, scioglie l’ombra in una luce più mobile e teatrale. È Beethoven che sperimenta e si misura con una nuova idea di forza.
A raccogliere questa sfida è Martina Consonni, pianista di forte personalità: tecnica solida, fraseggio naturale, un suono pieno senza compiacimenti. Un’artista già di casa nelle grandi sale europee, capace di unire chiarezza strutturale e immaginazione timbrica.
Nella seconda parte, la Sinfonia in re maggiore di Cherubini, commissionata a Londra dalla Royal Philharmonic Society, mostra il volto meno atteso del compositore celebre per il teatro: un sinfonismo compatto, nervoso, lavorato con rigore contrappuntistico, in cui sotto il nitore formale si avvertono scarti armonici, densità improvvise, fiati che aprono “oasi” d’aria.