The Death of Klinghoffer apre il Festival del Maggio

Data: 19/04/2026

Città: Firenze

Luogo: Teatro del Maggio

Fino a 26/04/2026

Direttore: Lawrence Renes

Orchestra: Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Musica: John Adams

Coreografia: Ella Rothschild

Regia: Luca Guadagnino

The Death of Klinghoffer di John Adams apre l’88esimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino domenica 19 aprile alle ore 17. Un’opera contemporanea mai rappresentata a Firenze, il debutto sulle scene fiorentine del regista Luca Guadagnino e del direttore d’orchestra Lawrence Renes e una storia contemporanea che lascia il segno per i risvolti umani, storici e politici che evoca. Così il Festival del Maggio rinnova la propria grande tradizione di presentare titoli contemporanei nuovi o molto rari. L’opera non è mai andata in scena prima d’ora al Teatro del Maggio così come sono inedite a Firenze le composizioni di Adams.
Lo spettacolo sarà replicato mercoledì 22 aprile alle ore 20 e domenica 26 aprile alle ore 15:30. La recita inaugurale del 19 aprile sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3 e in differita su Rai 5, lo stesso giorno, alle ore 18.

La storia

L’opera rivolge il suo sguardo al sequestro dell’Achille Lauro, la nave da crociera italiana dirottata il 7 ottobre 1985 da un commando di quattro terroristi del Fronte per la Liberazione della Palestina, una fazione dissidente della ben più nota Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Nel corso del sequestro – che portò all’uccisione di Leon Klinghoffer, cittadino statunitense di religione ebraica, costretto in sedia a rotelle, che si trovava in crociera per festeggiare il suo anniversario di matrimonio – gli equilibri internazionali vissero momenti molto delicati che portarono la relazione diplomatica fra l’Italia e gli Stati Uniti a una situazione complessa che ebbe il suo culmine nella cosiddetta ‘Crisi di Sigonella’.

Il libretto

Andata in scena per la prima volta a Bruxelles al Teatro de la Monnaie nel 1991, in Italia rappresentata per la prima e unica volta nel 2002 a Ferrara e a Modena, The Death of Klinghoffer si struttura in un prologo e due atti su libretto della poetessa Alice Goodman. “Un testo – ha dichiarato il sovrintendente Carlo Fuortes – tra i più intensi, duri e poetici del secondo dopoguerra. È una scrittura densa di richiami, di citazioni al sacro, che nel tempo non sempre è stata accolta e interpretata nella sua piena natura di opera d’arte, né valutata nella sua interezza. Quando, due anni fa, con Guadagnino abbiamo iniziato a immaginare questo progetto, non era prevedibile l’attualità che oggi circonda quest’opera. E tuttavia la sua lettura scenica rifugge ogni forma di speculazione o di riferimento diretto al presente. Proprio per questo, la scelta di inaugurare il Festival con questo titolo incarna pienamente la nostra idea di teatro d’opera: un teatro che sappia parlare all’oggi, alle questioni che riguardano tutti noi, senza trasformarsi in un trattato di geopolitica, ma elevando il discorso attraverso la forza del linguaggio artistico. In questo senso, l’opera di Adams si distingue per uno straordinario equilibrio, dando voce a tutte le parti coinvolte – ebrei, palestinesi, e tutti i protagonisti della vicenda – con una misura e una profondità davvero rare. Non siamo di fronte a un racconto di cronaca, ma a una trasfigurazione che si avvicina alla solennità dell’oratorio, che mi sento di accostare, per ampiezza e respiro, a una vera e propria “Passione” di matrice bachiana”.

La musica

“Affrontare The Death of Klinghoffer significa confrontarsi con una delle partiture più complesse del nostro tempo”, ha sottolineato il direttore Lawrence Renes. “La musica di John Adams, compositore che ammiro e del quale posso dirmi amico, possiede una bellezza straordinaria, ma richiede anche uno sforzo enorme da parte di tutti: orchestra, coro, cantanti e direttore. È, per certi versi, un Everest musicale, una sfida che mette alla prova ogni livello dell’esecuzione. Ogni scelta ritmica, ogni inflessione melodica nasce direttamente dal testo di Alice Goodman: non esistono forme tradizionali come aria o recitativo, ma un flusso continuo in cui la musica si modella sulla lingua, sul ritmo e sul significato delle parole. È una scrittura che chiede precisione assoluta, ma che allo stesso tempo riesce a raggiungere momenti di intensa emozione e persino di trascendenza. Anche dal punto di vista sonoro, Klinghoffer è un’opera profondamente contemporanea: l’uso dell’elettronica, dei sintetizzatori e dell’amplificazione non ha lo scopo di aumentare il volume, ma di dialogare con il nostro modo attuale di ascoltare, creando un’esperienza immersiva e diretta. Ma al di là degli aspetti tecnici, ciò che rende quest’opera davvero necessaria è la sua dimensione umana. Klinghoffer ci invita a entrare nella complessità delle vite e delle esperienze dei personaggi, senza semplificazioni, senza giudizi immediati. Ci chiede di ascoltare, di comprendere, di accogliere punti di vista diversi, anche quando risultano difficili o scomodi. È un’opera che parla al nostro presente con una forza sorprendente e che, proprio per questo, richiede da parte di chi ascolta un’apertura profonda, libera da pregiudizi. È la prima volta che la dirigo e sono particolarmente felice di lavorare con Luca Guadagnino, del quale conosco l’amore verso la musica di Adams, che ha portato sempre con sé nel proprio cinema”.

La regia

E infatti è stato proprio Luca Guadagnino a proporre al sovrintendente Fuortes di portare in scena The Death of Klinghoffer. “È un’opera che conosco e amo da molto tempo, ma che raramente si ha l’occasione di vedere rappresentata”, ha specificato il regista. Per questo sono riconoscente a Carlo Fuortes per aver accettato la mia proposta che mi porta qui al Maggio per la prima volta, con Lawrence Renes sul podio, direttore che avevo avuto modo di apprezzare anni fa a Londra sempre in un’opera di Adams Doctor Atomic.
Il cosiddetto scandalo che ha accompagnato Klinghoffer non è, a mio avviso, di natura politica, ma umana. Questa opera ci mette di fronte alla complessità dell’anima e ci chiede di confrontarci con essa senza rifugiarci in letture semplicistiche. Tutti i personaggi, e noi con loro, siamo chiamati a entrare nell’esperienza dell’altro, anche quando è distante, anche quando è difficile da accettare. Non si tratta di giustificare, ma di comprendere: di riconoscere che l’umanità è fatta di relazioni, di tensioni, di fragilità condivise. Il mio lavoro è stato quello di cercare di restituirne la verità, liberandola dalle incrostazioni ideologiche che nel tempo ne hanno condizionato la ricezione, e riportandola alla sua dimensione più pura: quella di un’indagine sull’interiorità umana. La musica di John Adams è intimamente legata a questa visione e sotto questo punto di vista desidero sottolineare la perfetta sintonia con Lawrence Renes: è una musica che non accompagna semplicemente la scena, ma che è carne viva del racconto, profondamente connessa alla storia e alla Storia.
Nel mio approccio registico ho cercato di rispettare la specificità del linguaggio operistico, senza sovrapporre a esso logiche cinematografiche. Il teatro musicale richiede un processo creativo autonomo, e proprio in questo confronto ho trovato la possibilità di rimettermi in discussione e di cercare nuove forme espressive. Credo che oggi, più che mai, quest’opera abbia qualcosa di urgente da dire: ci invita a sospendere il giudizio e a esercitare uno sguardo più profondo, più complesso, più umano sul mondo e sull’Altro”.
Particolarmente importante il ruolo della danza nella messa in scena. “Si tratta quasi di uno spettacolo di teatro-danza”, ha rimarcato Guadagnino sottolineando l’importanza della coreografia – realizzata da Ella Rothschild – per dare ancora più risalto alla musica e al rilievo che quest’ultima ha proprio sul piano narrativo dello spettacolo.

Il cast

Il cast è formato da Daniel Okulitch come The Captain; da Laurent Naouri che interpreta la parte di Leon Klinghoffer; da Susan Bullock nelle vesti di sua moglie, Marylin Klinghoffer; Marina Comparato nei panni sia di Swiss Grandmother che di Austrian Woman e da Joshua Bloom nella parte di Rambo, il leader dei terroristi. Completano la compagnia di canto Andreas Mattersberger come The first Officer; Roy Cornelius Smith nella parte di Molqi; Mamoud è Levent Bakirci; Janetka Hoșco è la British dancing girl e Marvic Monreal interpreta la parte di Yazmir.

Foto di Michele Monasta

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