Data: 20/12/2025
Città: Firenze
Luogo: Teatro del Maggio
Fino a 04/01/2026
Direttore: Diego Ceretta
Orchestra: Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Musica: Giacomo Puccini
Regia: Bruno Ravella
A distanza di due anni dal grande successo dell’ultima messinscena torna al Teatro del Maggio La bohème di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica ispirato al romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger.
Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, Diego Ceretta al suo debutto operistico al Maggio.
La regia dello spettacolo, ripresa dell’allestimento andato in scena nell’autunno del 2023, è firmata da Bruno Ravella e ripresa da Stefania Grazioli.
Sono otto le recite complessive in calendario: il 20 e il 31 dicembre alle ore 17; il 21, 28 dicembre e 4 gennaio alle ore 15:30; il 23 e 30 dicembre e il 2 gennaio alle ore 20.
Sul palcoscenico una compagnia di canto giovane e talentuosa che, alternandosi, è protagonista delle otto recite in cartellone.
Carolina López Moreno– di ritorno a Firenze dopo i trionfi di Madama Butterfly e de La traviata dello scorso anno – e Nombulelo Yende(nelle recite del 21, 28, 31/12 e del 4/1) interpretano Mimì. Long Long e Davide Giusti (recite del 21, 28, 31/12 e del 4/1) sono Rodolfo. Danylo Matviienko e Francesco Samuele Venuti (recite del 21, 28, 31/12 e del 4/1) interpretano Marcello. Mariam Battistelli e Elisa Balbo (recite del 21, 28, 31/12 e del 4/1) vestono i panni di Musetta.
Diego Ceretta, che torna sul podio della Sala Grande del Maggio dopo il War Requiem diretto la scorsa primavera, e che con questo titolo affronta per la priva volta un’opera lirica, ha dichiarato: “La partitura di Bohème è sempre una grande sfida per un direttore d’orchestra perché sono tanti gli aspetti di cui tener conto. Per esempio il Secondo quadro è particolarmente complesso perché bisogna governare una massa sonora importante: banda, coro, voci bianche e orchestra, tutti inseriti in una scrittura fitta e molto articolata. Anche l’attacco del Primo quadro ha un peso specifico notevole. Nonostante questo penso che dal punto di vista musicale La bohème sia l’opera migliore con cui un direttore, anche giovane, possa iniziare ad approcciarsi alla lirica pucciniana: ha una freschezza e un’immediatezza che ‘chiedono’ di lasciarla esprimere senza che la si costruisca a tavolino. Lo stesso vale per i rapporti tra i personaggi – continua Ceretta – che sono molto stretti, non solo musicalmente, ma anche a livello di libretto. La bohème è costruita per coppie — Rodolfo e Mimì, Marcello e Musetta, Schaunard e Colline — oltre che sull’amicizia che lega i quattro giovani. La mia direzione serve a far capire passo dopo passo perché un personaggio esprime o canta qualcosa e perché l’altro reagisce in un certo modo. Tutti conoscono profondamente l’opera e l’hanno cantata tantissime volte – quindi il lavoro, il mio lavoro con loro – consiste soprattutto nell’aprire nuovi spiragli interpretativi”.
Lo spettacolo è una ripresa di quello andato in scena per la prima volta nel settembre 2017 e poi ripreso fra il dicembre 2019, il gennaio del 2020 e il novembre del 2023. L’allestimento vede Rodolfo, Mimì, Marcello, Musetta e gli altri protagonisti nella Parigi del tardo Ottocento: lo spaccato della soffitta di Rodolfo e Marcello dove si ambienta il Primo quadro dell’opera è semplice ed essenziale negli spazi, mentre nel Secondo quadro a dominare la scena è un grande semicerchio ricco di luci, con lo scheletro della soffitta del Primo quadro che diventa la struttura del celeberrimo Café Momus. Anche il Terzo quadro è semplice nella sua struttura: l’ambientazione della scena ambientata a La Barriera d’Enfer è formata da una piccola costruzione in legno, una sbarra e una panchina. Le scene sono realizzate in modo da evocare gli spazi piuttosto che riprodurli come in una fotografia.
Gli spettacoli sono preceduti dalle guide all’ascolto tenute nel Foyer della Sala Grande il 20, 21 e 23 dicembre da Marco Cosci e il 28, 30, 31 dicembre e il 2 e 4 gennaio da Maddalena Bonechi.
Foto di Michele Monasta