Concerti per violino: Vieuxtemps e Čajkovskij

31/05 - 11.16

Stamani vi segnaliamo due concerti per violino: il Concerto n. 5 in la minore op. 37 di Henry Vieuxtemps con Jascha Heifetz al violino e la New Symphony Orchestra of London diretta da Malcolm Sargent in una registrazione del 1961 e il Concerto in re maggiore op. 35 di Piotr Ilijč Čajkovskij con Boris Belkin al violino e la New Philharmonia Orchestra diretta da Vladimir Ashkenazy.

Violinista e compositore belga, Henry Vieuxtemps nasce nel 1820 e muore nel 1881. Comincia lo studio del violino sotto la guida del padre, violinista dilettante. Debutta in pubblico a sei anni e suonando a Bruxelles incontra il violinista Charles de Beriot, che diventa il suo maestro.  Schumann lo compara a Paganini. Studia composizione con Simon Sechter a Vienna, e con Antoine Reicha a Parigi. Dal 1846 al 1851 si stabilisce in Russia lavorando come musicista di corte per Nicola I e suonando da solista al Teatro Imperiale. Una paralisi al braccio sinistro pone fine alla sua carriera violinistica. Trascorre i suoi ultimi anni in un sanatorio a Mustapha Superiore, in Algeria, continuando a comporre. La maggior parte dell’opera di Vieuxtemps è scritta per il suo strumento. Il Concerto per violino e orchestra n. 5 in la minore op. 37 è stato scritto tra il 1858 e il 1859.

Piotr Ilijč Čajkovskij scrisse il suo unico Concerto per violino e orchestra nel 1878, alla fine di un periodo che aveva visto il compositore scrivere, nell’arco di tre anni, il Concerto per pianoforte in si bemolle minore, il balletto Il lago dei cigni, la Quarta Sinfonia e l’opera Evgenij Onegin. E si trattò dell’ultima composizione di rilievo prima di una lunga crisi creativa. Alla prima esecuzione a Vienna nel 1881 la critica lo stroncò. La causa di una tale reazione fu l’allontanamento di Čajkovskij  dagli schemi formali canonici. A questo si aggiunga la debordante fantasia melodica (poi apprezzata da Stravinsky) di chiara matrice slava. In effetti questo monumento della letteratura concertistica presenta una struttura tanto libera da far parlare di sperimentalismo.

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