20/09 - 12.40
Composto nel 1912, il Pierrot Lunaire op. 21 di Arnold Schönberg rappresenta una delle cesure decisive nella storia della musica del Novecento. Ispirato ai ventuno poemi di Albert Giraud, nella traduzione tedesca di Otto Erich Hartleben, il ciclo nasce per una formazione cameristica inconsueta – voce recitante e cinque strumenti, con esecutori chiamati a raddoppiare diversi strumenti – e introduce una concezione radicalmente nuova del rapporto fra parola, timbro e struttura musicale.
La parte vocale adotta lo Sprechgesang, una forma di canto parlato nella quale l’intonazione non viene mantenuta con la stabilità del canto tradizionale, ma assume un carattere fortemente declamatorio. L’organico, mutevole e ricco di combinazioni timbriche, produce un universo sonoro di estrema varietà, capace di passare dalla caricatura grottesca alla dimensione visionaria, dalla sensualità alla violenza espressionistica.
Diviso in tre gruppi di sette poemi, Pierrot Lunaire attraversa una galleria di immagini allucinate e perturbanti, mentre Schönberg porta all’estremo la frammentazione motivica e la concentrazione del discorso. La celebre Klangfarbenmelodie, la melodia di timbri, trova qui una delle sue realizzazioni più compiute: brevi cellule sonore, registri e colori strumentali diventano elementi strutturali al pari dell’altezza dei suoni. Un’opera fondamentale dell’espressionismo musicale, sospesa tra il tramonto della tonalità e l’apertura verso le radicali esperienze compositive del Novecento.
L’ascoltiamo nell’esecuzione di Yvonne Minton, voce recitante – Pinchas Zukerman, violino – Lynn Harrel, violoncello – Michel Debost, flauto – Antony Pay, clarinetto – Daniel Barenboim, pianoforte. Dirige Pierre Boulez.