24/09 - 12.40
Seguiamo il passaggio di un patrimonio interpretativo da Arvīds Jansons al figlio Mariss Jansons attraverso l’ascolto di due Sinfonie di Dmitrij Šostakovič.
In apertura, la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47, composta nel 1937, appartiene a uno dei momenti più drammatici della vicenda artistica di Šostakovič: una partitura nella quale il rigore della forma sinfonica convive con ambiguità espressive, bruschi contrasti e una tensione costante fra lirismo, sarcasmo e gesto monumentale. La lettura di Arvīds Jansons si inserisce nella tradizione interpretativa sovietica che ebbe fra i suoi riferimenti la scuola di Evgenij Mravinskij.
A seguire, la Sinfonia n. 6 in si minore op. 54, composta nel 1939, presenta un profilo radicalmente diverso: l’ampio Largo iniziale, di carattere meditativo e introspettivo, è seguito dall’Allegro e dal travolgente Presto, in una successione volutamente spiazzante che rifiuta la tradizionale progressione sinfonica verso un finale risolutivo. È questa la pagina affidata a Mariss Jansons, interprete che dedicò una parte significativa della propria attività a Šostakovič, anche negli anni alla guida dell’Orchestra filarmonica di Oslo.