Grandi quartetti del Novecento

19/10 - 16.32

Due grandi quartetti del Novecento, due concezioni profondamente personali della scrittura per archi si confrontano in questo ascolto.

Composto nel 1928, pochi mesi prima della sua morte, il Quartetto n. 2 “Lettere intime” di Leoš Janáček nasce dal rapporto con Kamila Stösslová, destinataria di una lunga corrispondenza che alimentò l’immaginazione musicale del compositore. I quattro movimenti traducono questa esperienza affettiva in una scrittura frammentata, nella quale cellule tematiche ricorrenti, brusche interruzioni, oscillazioni agogiche e contrasti timbrici sostituiscono la continuità dello sviluppo classico. Il Quartetto Hagen restituisce questo procedere per impulsi, richiami e improvvise trasformazioni come se la forma seguisse il ritmo instabile della memoria e dell’emozione.

Il Quartetto n. 5 di Béla Bartók, composto nel 1934, presenta invece un’organizzazione formale di rigorosa simmetria: i cinque movimenti sono disposti secondo uno schema ad arco, con lo Scherzo centrale affiancato da due movimenti lenti e da due movimenti estremi rapidi. Questa struttura si riflette nei rapporti tematici e tonali dell’intera composizione, mentre il linguaggio armonico e ritmico integra procedimenti contrappuntistici, asimmetrie metriche e inflessioni derivate dalla ricerca etnomusicologica del compositore. L’interpretazione del Quartetto Alban Berg mette in evidenza la precisione costruttiva di una partitura in cui la sperimentazione si sviluppa all’interno di un disegno formale unitario.

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