28/10 - 20.30
Dedichiamo la nostra prima serata a L’uccello di fuoco, balletto in due quadri di Igor Stravinskij diretto da Simon Rattle alla guida della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks.
Con L’uccello di fuoco nel 1910 cominciava la stagione del balletto moderno, nonché la collaborazione di un allora pressoché sconosciuto ventisettenne Igor Stravinskij con la compagnia dei Ballet Russes di Sergej Djagilev. Il formidabile impresario intuì che in quel giovane musicista, oltre che un talento fuori del comune, aveva trovato la chiave di volta per portare a Parigi un nuovo tipo di balletto, anti accademico e di matrice slava, che inglobasse in una concezione poetica unitaria danza, musica, mimica, drammaturgia, scenografia e costumi, con la complicità del coreografo Michel Fokine.
In una lettera-manifesto pubblicata sul “Times” il 6 luglio 1914, Fokine precisava che il balletto moderno “a differenza del vecchio balletto, non esige dal compositore una “musica da balletto”, intesa come accompagnamento alla danza; ma accetta musica di qualsiasi tipo, purché sia musica buona ed espressiva”. Precisamente questo aveva da offrirgli il giovane Stravinskij, con cui il coreografo lavorò spalla a spalla nei sei mesi che portarono alla luce la partitura dell’Uccello di fuoco. I ritmi imprevedibili, le armonie audaci e inedite, uniti alla plasticità quasi gestuale dei temi rispondevano concretamente a quell’esigenza di espressività che era la cifra stilistica del nuovo balletto di Fokine. A esaltare la componente fiabesca del soggetto, poi, ci pensava la tavolozza di colori sgargianti che Stravinskij ereditava dal maestro Rimskij-Korsakov.
L’uccello di fuoco riscosse un successo strepitoso, destinato a crescere esponenzialmente con i successivi Petruška (1911) e La sagra della primavera (1913).
La storia è quella del principe Ivan che, grazie all’aiuto dell’Uccello di fuoco, sconfigge il malefico mago Kaščej liberando così la principessa di cui era innamorato.