05/11 - 11.39
Le Ballate di Frank Martin testimoniano l’interesse del compositore svizzero per una forma concertante nella quale il virtuosismo solistico si sviluppa attraverso un discorso musicale di forte coerenza narrativa. Scritte fra il 1938 e il 1941 per differenti strumenti e organici, queste pagine condividono una concezione libera della forma, nella quale episodi contrastanti si susseguono senza rinunciare all’unità complessiva. Il linguaggio di Martin, fondato su una tonalità ampliata e su una scrittura armonica che accoglie elementi modali e cromatici, conserva una particolare chiarezza contrappuntistica e una costante attenzione alle possibilità timbriche degli strumenti.
La Ballata per sassofono contralto e orchestra, composta nel 1938, mette in evidenza l’ampia gamma espressiva dello strumento, alternando passaggi di intensa cantabilità a sezioni di carattere virtuosistico e ritmicamente incisivo. La ascoltiamo nell’esecuzione di John-Edward Kelly al sassofono con l’Ostrobothnian Chamber Orchestra diretta da Juha Kangas.
La Ballata per flauto, orchestra d’archi e pianoforte, del 1939, affida invece al flauto una linea di grande mobilità, sostenuta da un accompagnamento nel quale il pianoforte assume un ruolo determinante nell’articolazione armonica e ritmica. La ascoltiamo nell’esecuzione di Aurèle Nicolet al flauto con l’Orchestra da camera di Zurigo diretta da Edmond de Stoutz.
La Ballata per viola, orchestra di fiati e percussioni, del 1941, è caratterizzata da un impasto timbrico inconsueto: il registro scuro della viola emerge sul sostegno degli strumenti a fiato e delle percussioni, in un confronto fra lirismo e incisività ritmica. La ascoltiamo nell’esecuzione di Yehudi Menuhin alla viola con la Menuhin Festival Orchestra diretta da Michael Dobson.