Atmosfere britanniche per Michele Spotti

Data: 08/03/2023

Ora: 21:00

Città: Firenze e Figline

Luogo: Teatro Verdi e Teatro Garibaldi

Fino a 09/03/2023

Direttore: Michele Spotti

Orchestra: Orchestra della Toscana

Musica: Britten, Mendelssohn, Haydn

Solista: Robin Tritshler, tenore - Andrea Cesari, corno - Stefano Zanobini, viola

Un debutto dalle atmosfere britanniche per Michele Spotti, per la prima volta sul podio dell’Orchestra della Toscana. Appuntamento al Teatro Verdi di Firenze mercoledì 8 marzo alle ore 21 e al Teatro Garibaldi di Figline giovedì 9 marzo alla stessa ora.

Alla soglia dei trent’anni, Spotti è una delle giovani bacchette più interessanti del panorama musicale non solo italiano, direttore musicale dell’Orchestra Filarmonica di Marsiglia e dell’Orchestra Filarmonica di Benevento. Verdi come baricentro della sua vita musicale, in equilibrio tra Rossini e il Novecento. E proprio su Rossini si è fatto le ossa, come assistente del rossiniano doc Alberto Zedda, che nel 2016 lo ha voluto accanto a sé nell’Ermione all’Opéra de Lyon. Tuttavia nessuna pagina d’opera in questa produzione con l’Ort, nonostante canti un tenore, l’irlandese Robin Tritshler, selezionato come artista “new generation” della BBC nel 2012. Insieme a lui Andrea Cesari, primo corno solista dell’Orchestre Philarmonique de Monte Carlo.

Tritshler e Cesari sono entrambi impegnati nella Serenata op. 31 di Benjamin Britten, composta nella primavera del 1943, durante una convalescenza in ospedale. Insolita nella combinazione sonora di corno, canto e orchestra d’archi, la Serenata lo è anche nella forma. Si tratta infatti di un ciclo di sei poesie di autori inglesi, fra loro lontani per epoca e stile, accomunate da uno stesso tema: la notte. A celebrarla sono Ben Jonson, Blake, Keats, Tennyson e un anonimo del Quattrocento.
Ancora Britten con Lachrymae – Riflessioni su una canzone di John Dowland, solista Stefano Zanobini, prima viola dell’Orchestra della Toscana. Un omaggio a uno dei maggiori compositori d’epoca elisabettiana, John Dowland, autore che si autodefiniva “semper dolens” e dalle cui opere emerge una composta malinconia.

Negli altri due pezzi diretti da Spotti appare invece la Gran Bretagna osservata con gli occhi di musicisti del continente. In apertura Le Ebridi a evocare lo stupore di Felix Mendelssohn di fronte alla fiabesca Grotta di Fingal. In chiusura una delle dodici sinfonie cosidette Londinesi di Franz Joseph Haydn,  La pendola, scritta al colmo della fama in una città che lo accolse a braccia aperte e a cui Haydn donò le sinfonie nn. 93 – 104.

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