La forza del destino al Maggio

Data: 04/06/2021

Ora: 19:00

Città: Firenze

Luogo: Teatro del Maggio

Direttore: Zubin Mehta

Orchestra: Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Musica: Giuseppe Verdi

Interpreti:

Il Marchese di Calatrava Alessandro Spina
Donna Leonora, figlia del marchese Saioa Hernández
Don Carlo di Vargas [Lo Studente], figlio del marchese Amartuvshin Enkhbat
Don Alvaro Roberto Aronica
Preziosilla, giovane zingara Annalisa Stroppa
Padre Guardiano, francescano Ferruccio Furlanetto
Fra Melitone, francescano Nicola Alaimo
Curra, cameriera di Leonora Valentina Corò
Mastro Trabuco, mulattiere, poi rivendugliolo Leonardo Cortellazzi
Un Alcade Francesco Samuele Venuti
Un Chirurgo, militare spagnolo Roman Lyulkin

Regia: Carlus Padrissa

La forza del destino, melodramma in quattro atti di Giuseppe Verdi, è il secondo titolo operistico dell’83esimo Festival del Maggio Musicale. Sul podio Zubin Mehta e alla regia Carlus Padrissa, della compagnia La Fura dels baus. La prima è venerdì 4 giugno alle ore 19 al Teatro del Maggio. Domenica 6 giugno alle ore 21 l’opera verrà trasmessa sulla piattaforma ITsART. Si torna poi dal vivo con repliche lunedì 7, giovedì 10 e mercoledì 16 alle ore 19 per concludere sabato 19 giugno alle ore 15.30.

Il debutto de La forza del destino avvenne il 10 novembre 1862 al Teatro Imperiale di San Pietroburgo, che aveva commissionato a Verdi una novità lasciandogli completa libertà di scelta. In prima battuta Verdi aveva pensato al Ruy Blas di Victor Hugo, mai poi aveva deciso per il romanzo Don Alvaro o La forza del destino di Ángel de Saavedra. Scrivere per il pubblico russo, abituato all’opera italiana settecentesca ma anche al grand opéra francese, spinse Verdi a sperimentare nuove soluzioni drammaturgiche. La trama dell’opera, in cui si intrecciano più storie, ben si prestava alla commistione di stili e registri. Il risultato fu una sintesi tra dramma aristocratico e commedia popolare. Nel 1869, in occasione del debutto scaligero, Verdi aggiunse la famosa sinfonia, in cui compare il motivo del fato ineluttabile, e cambiò il finale. Quel dramma d’onore che si concludeva con le morti violente dei tre protagonisti non lo convinceva più. E così, con la collaborazione di Antonio Ghislanzoni, subentrato nel frattempo a Piave, optò per un finale in stile manzoniano, che vede Don Alvaro pentirsi e sopravvivere alla morte di Leonora.

Foto di Michele Monasta

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