La Petite Messe Solennelle di Rossini a Pistoia

Data: 23/12/2023

Ora: 20:30

Città: Pistoia

Luogo: Teatro Manzoni

Direttore: Claudio Chiavazza

Musica: Gioachino Rossini

La Petite Messe Solennelle è l’“ultimo peccato mortale” della vecchiaia di Gioachino Rossini, come il compositore stesso la definì. Ne chiedeva perdono sulla partitura autografa con queste parole: “Buon Dio, eccola terminata questa povera piccola messa. Ho composto della musica sacra (“musique sacrée”) o della dannata musica (“sacrée musique”)? Ero nato per l’opera buffa, e Tu lo sai bene! Poca scienza, un po’ di cuore, e questo è tutto. Sii dunque benedetto e accordami il Paradiso!”. Un’occasione per per perdonare il buon Rossini ce la offre la Stagione Concertistica curata da Daniele Giorgi sabato 23 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Manzoni di Pistoia.

Venuta alla luce cinque anni prima della sua morte durante l’esilio dorato di Passy, alle porte di Parigi, questa “piccola”, originalissima messa non destinata all’uso liturgico, fu concepita per un organico cameristico di quattro voci soliste, otto coristi, due pianoforti e un armonium. La prima esecuzione avvenne nel 1864 nella dimora del committente e amico, il banchiere Conte Alexis Pillet-Will. Nel 1867 Rossini la sottopose a un raffinato lavoro di orchestrazione, ma al Teatro Manzoni si ascolterà la versione originale con il coro numericamente ampliato per rendere giustizia all’acustica della grande sala.

L’esecuzione è affidata al Coro Filarmonico di Torino “R. Maghini” sotto la guida di Claudio Chiavazza. Le voci soliste sono del soprano Eleonora Bellocci, del mezzosoprano Valentina Vanini, del tenore Valentino Buzza e del baritono Mauro Borgioni. Al pianoforte, Andrea Rebaudengo e Antonio Valentino con Matteo Cotti all’armonium.

Dal Settecento in poi, la musica religiosa era tendenzialmente interpretata, a livello compositivo, secondo due principali filoni, uno legato alla tradizione antica e alla suggestione contemplativa, l’altro più ispirato al dialogo concertante delle parti, tipico di una letteratura molto più vicina al palcoscenico e all’opera, piuttosto che all’altare. Rossini fonde le due visioni e riesce, da uomo e musicista libero, a renderle complementari, facendo emergere la sua capacità di fare propri tutti gli stili. Eccolo, allora, scrivere brani in stile rinascimentale (il Christe a cappella), citare Bach (Preludio religioso), comporre fughe (Cum sancto spiritu e Et vitam venturi saeculi), arie solistiche, duetti, terzetti, cori, il tutto incorniciato dalla bellezza del Kyrie di apertura e dell’Agnus Dei conclusivo, intriso di intima dolcezza.

Nella foto Claudio Chiavazza.

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