L’amico Fritz torna dopo ottant’anni

Data: 02/03/2022

Città: Firenze

Luogo: Auditorium del Maggio

Fino a 12/03/2022

Direttore: Riccardo Frizza

Orchestra: Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Musica: Pietro Mascagni

Interpreti:

Suzel, giovane figlia del fattore di Fritz Kobus: Salome Jicia
Fritz Kobus, giovane e ricco possidente: Charles Castronovo
Beppe, lo zingaro: Teresa Iervolino
David, rabbino: Massimo Cavalletti
Federico, amico di Fritz: Dave Monaco
Hanezò, amico di Fritz: Francesco Samuele Venuti
Caterina, governante di Fritz: Caterina Meldolesi

Regia: Rosetta Cucchi

L’amico Fritz di Mascagni torna dopo ottant’anni sul palcoscenico del Maggio Fiorentino in un’edizione che vede sul podio Riccardo Frizza. La prima è martedì 1 marzo alle ore 20 al nuovo Auditorium “Zubin Mehta” con repliche il 3 e il 9 marzo alle ore 20, il 6 marzo alle ore 15.30 e il 12 marzo alle ore 18. Si tratta dell’ultimo titolo operistico della stagione prima dell’avvio dell’84esima edizione del Festival del Maggio Musicale.
La commedia lirica in tre atti, su libretto di Nicola Daspuro, Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti, andrà in scena senza intervalli per la durata complessiva di circa un’ora e mezza. L’ultima rappresentazione a Firenze risale al 1941 con lo stesso Mascagni sul podio.

Dopo il successo di Cavalleria rusticana, Pietro Mascagni inizia a lavorare a L’amico Fritz nel 1891 completandola in tempo per il debutto al Teatro Costanzi di Roma il 31 ottobre dello stesso anno. Il successo della prima rappresentazione tuttavia non salva L’amico Fritz da un destino accidentato fatto di pareri e giudizi contrastanti. Primo fra tutti quello di Giuseppe Verdi, che biasimò le troppe dissonanze e i continui cambiamenti di tempo in partitura e stroncò il libretto. “Lavorando su un libretto ‘debole’ da un punto di vista drammaturgico – sottolinea Riccardo Frizza – Mascagni si cimenta in tante novità musicali: ci sono moltissimi cambi di tempo, melodie che si ripetono spesso con accenti spostati. È davvero un’opera di sperimentazione, che porta con sé alcune melodie che poi verranno in futuro riprese da Giacomo Puccini nella Manon Lescaut e addirittura ne La Bohème”.

Foto di Michele Monasta

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