Clamorosa sostituzione di quella “Sinfonia della vittoria” che Šostakovič avrebbe dovuto scrivere alla fine della guerra, la Nona, del 1945, scarta il modello beethoveniano della monumentale forma con coro finale, in favore di una composizione leggera, di contenute dimensioni e sonorità, seppure non priva di significati profondi e di pregnanti perturbazioni espressive.