Danze sinfoniche: Dvorak e Kodaly

11/11 - 18.40

Accostiamo due esempi di danze sinfoniche: le Otto Danze slave op. 72 di Antonín Dvořák e le Danze di Galánta di Zoltán Kodály. Le prime sono eseguite dalla Minneapolis Symphony Orchestra in una registrazione del 1958, mentre a eseguire le seconde è la Philharmonia Hungarica in una registrazione del 1973. Sul podio sempre Antal Dorati.

Distanti quasi mezzo secolo, le prime sono del 1886 mentre le seconde sono del 1933, queste due raccolte di danze delineano un percorso storico ed estetico che va dal romanticismo nazionale alla modernità etnografica: Dvořák sublima il folklore nella forma classica, Kodály lo riporta alla sua energia originaria con gli strumenti della sinfonia novecentesca. Entrambe le opere testimoniano come la danza, da semplice radice popolare, possa farsi veicolo di identità e di alta invenzione musicale.

Nelle Danze slave, Dvořák porta a compimento un ideale estetico caro all’Europa dell’Ottocento: l’assimilazione del folklore boemo e moravo in forme cameristiche e orchestrali di elegante costruzione. Dopo il successo dell’op. 46, la seconda serie mostra una scrittura più matura e contrappuntisticamente raffinata, dove l’energia ritmica dei modelli popolari è filtrata da una sensibilità armonica e timbrica pienamente romantica.

Con le Danze di Galánta, Kodály rinnova quell’eredità nel contesto del Novecento. Basandosi su melodie gitano-ungheresi ascoltate nell’infanzia, il compositore ne ricostruisce lo spirito in un raffinato sinfonismo coloristico. Qui la tradizione non è oggetto di idealizzazione, ma materia viva, reinterpretata attraverso una scrittura moderna e consapevole delle avanguardie europee.

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