13/11 - 18.40
Il pianista György Sándor esegue due Sonate di Sergej Prokof’ev: la Sonata n. 6 op. 82 e la Sonata n. 7 in si bemolle maggiore op. 83.
Queste due Sonate appartengono al cosiddetto ciclo delle “Sonate di guerra”, composte tra il 1939 e il 1942, in uno dei periodi più drammatici della storia europea e nella fase più complessa della vita artistica di Prokof’ev. Rientrato stabilmente in Unione Sovietica nel 1936, il compositore si trovò a operare sotto un regime che oscillava tra richieste di semplificazione stilistica e sospetti ideologici: un contesto che alimentò, in queste sonate, una tensione espressiva straordinaria.
La Sonata n. 6 op. 82 (1940) mostra con particolare evidenza il conflitto tra modernismo e controllo formale. La scrittura è attraversata da brusche modulazioni e spigolosità ritmiche che rivelano un pensiero musicale inquieto. I quattro movimenti alternano violenza sonora, ironia corrosiva e momenti di lirismo spezzato: una dialettica che rende la sesta sonata un prisma delle inquietudini del tempo senza scivolare nella retorica bellica.
La Sonata n. 7 op. 83 (1942) porta questo linguaggio a una tensione ancora più estrema. La densità armonica e la drammaticità dei contrasti testimoniano una maturazione della poetica prokof’eviana verso un espressionismo controllato. Il celebre finale “Precipitato”, costruito su martellanti cellule ritmiche e progressioni implacabili, è diventato emblema della lotta interiore e della forza dinamica tipica della sua scrittura pianistica.
Insieme alla Sonata n. 8, le due Sonate che ascoltiamo oggi completano un trittico che rimane tra le testimonianze più alte della musica pianistica del Novecento, capace di riflettere le fratture di un’epoca senza sacrificare la modernità del linguaggio.