06/11 - 21.15
Ascoltiamo il Boléro di Maurice Ravel nell’esecuzione della Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti in una registrazione effettuata a Philadelphia nel 1982.
Composto nel 1928 per la danzatrice Ida Rubinstein, il Boléro cela dietro la sua apparente semplicità un esperimento rigoroso e radicale sulla ripetizione, il crescendo orchestrale e la meccanizzazione del gesto musicale, che ne fanno un punto di svolta nella riflessione estetica del primo Novecento francese prefigurando una visione del suono come fenomeno fisico, anticipando concezioni minimaliste e seriali del secondo Novecento.
L’opera si fonda su un unico tema di sedici battute, ripetuto ossessivamente su un ostinato ritmico di danza spagnola. Ravel stesso definì il Boléro “un unico lungo crescendo, molto graduale, senza alcuno sviluppo né contrasto tematico”. È proprio questa rinuncia alla forma tradizionale a costituirne la forza: l’interesse si sposta dal materiale melodico alla trasformazione timbrica, orchestrata con una maestria senza precedenti. Ogni ripetizione introduce una nuova combinazione di strumenti – dal timbro velato del flauto e del clarinetto fino all’apoteosi orchestrale finale – in una progressione che unisce precisione architettonica e sensualità sonora.