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Leonard Bernstein dirige la New York Philharmonic Orchestra in pagine di Arthur Honegger e di Francis Poulenc che, pur diverse per carattere, condividono un forte impulso ritmico e una vivace modernità espressiva.
Rugby, Mouvement symphonique n. 1 (1928) di Honegger appartiene al ciclo dei tre movimenti sinfonici del compositore. Come suggerisce il titolo, il brano si ispira alla dinamica di una partita di rugby: l’orchestra diventa il teatro di un’azione serrata, fatta di contrasti, improvvisi slanci e collisioni sonore. La scrittura energica e frammentata traduce in termini musicali la tensione e la fisicità dello sport.
Di segno diverso è il Concerto per due pianoforti e orchestra in re minore (1932) di Francis Poulenc, uno dei lavori più brillanti del suo catalogo concertistico. Qui il dialogo tra i due pianoforti si sviluppa in un gioco di scambi virtuosistici, sostenuto da un’orchestrazione leggera e colorata. Accanto alla tipica eleganza neoclassica di Poulenc emergono influenze eterogenee: echi del classicismo mozartiano, suggestioni del jazz e perfino richiami alla musica balinese, ascoltata dal compositore all’Exposition coloniale internationale de Paris.