L’ispirazione scozzese, da Beethoven a Britten

29/03 - 21.17

Stasera andiamo alla scoperta dell’ispirazione scozzese che attraversa la letteratura musicale da Ludwig van Beethoven a Benjamin Britten.
La nostra antologia tematica si apre con i Dodici canti scozzesi WoO 156 del genio di Bonn nell’interpretazione del soprano Felicity Lott, del tenore John Mark Ainsley e del baritono Thomas Allen accompagnati da Marieke Blankestijn ed Elizabeth Layton ai violini, Ursula Smith al violoncello e Malcom Martineau al pianoforte.
Ancora musica vocale con l’antica ballata scozzese Tom der Reimer riletta da Carl Loewe. La canta il baritono Hermann Prey con Günter Weissenborn al pianoforte.
Passiamo poi alla musica sinfonica con la Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 “Scozzese” di Felix Mendelssohn-Bartholdy nella versione 1842 eseguita dall’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia diretta da Riccardo Chailly. Nonostante il titolo, la partitura è aliena da qualunque intenzione descrittiva o folclorista. La sinfonia, in cui peraltro si ritrovano echi della musica popolare scozzese, si proponeva piuttosto di evocare impressioni e atmosfere di viaggio in un discorso unitario.
Arriviamo alla fine dell’Ottocento con lo Scottish Concerto, op. 55 di 
Sir Alexander Campbell Mackenzie con Steven Osborne al pianoforte solista e la Bbc Scottish Symphony Orchestra diretta da Martyn Brabbins.
Entriamo infine nel Novecento con la Scottish Ballad op. 26 per due  pianoforti e orchestra di Benajmin Britten nell’esecuzione della City of Brimingham Symphony Orchestra diretta da Simon Rattle. Ai due pianoforti Peter Donhoe e Philip Fowke.

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